Associazione USEI Unione di Solidarietà degli Ecuadoriani in Italia 10 anni al vostro servizio
Google Plus
Google+
 
``
 
03/04/2016 paginahome  
SAVONA, DISCORSO DI FINE CORSO DELL'USEI
Buonasera, sono Milvia, socia volontaria dell'Usei (Unione di Solidarietà degli Ecuadoriani in Italia) l'Associazione che ha promosso questo interessante corso in collaborazione e con il patrocinio del Consolato Generale dell'Ecuador, la Defensoria del Pueblo dell'Ecuador, ANOLF (Associazione Nazionale Oltre le Frontiere), FAPI (Federazione Artigiani Pensionati Italiani che offre un servizio di CAF e Patronato di cui farò un accenno in seguito) e l'ICEI (Istituto Cooperazione Economica Internazionale) ai quali va il nostro ringraziamento per la partecipazione e il contributo che hanno dato per il successo di questa iniziativa. Nel titolo del corso ritroviamo due parole che fanno ormai parte della nostra vita: immigrazione e volontari.

Di immigrazione ne sentiamo parlare tutti i giorni, alla televisione, alla radio, ne parlano governi nazionali, ne parla l'Unione Europea, noi stessi ne parliamo continuamente in famiglia, con gli amici, per strada, sul lavoro, ne discutiamo, ognuno con le proprie idee, proposte, soluzioni o condanne, ci confrontiamo e, a volte, ci arrabbiamo anche, sta di fatto che questa parola è entrata profondamente nel nostro linguaggio comune, nei nostri pensieri, nelle nostre città (dove si vedono immigrati pienamente integrati, immigrati di terza generazione, irregolari, ....ecc), nelle nostre campagne, nella nostra agricoltura (dove troviamo soprattutto sfruttamento e miseria), nelle nostre case (un esempio sono le badanti che ci aiutano nella cura e nell'assistenza dei nostri malati e disabili.....), nelle scuole, molte delle quali sono multietniche e dove, some sostiene SIPPS - la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale "la multiculturalità è una grande risorsa e non una barriera, per le giovani generazioni. E' un'occasione per i più piccoli di socializzare e di entrare a contatto con realtà spesso totalmente diverse dalla nostra". Anche una recente ricerca svolta dall'Istat su circa 1300 alunni pre-adolescenti italiani e stranieri ha evidenziato che la scuola svolge un ruolo fondamentale nell'integrazione degli studenti non italiani.

E di pari passo si è evoluto il volontariato, adeguandosi alle nuove realtà, alle nuove esigenze, alle nuove priorità, cercando di coprire gli spazi lasciati vuoti dallo Stato o dal mercato. Le motivazioni per fare volontariato sono molteplici: dai più alti valori etico - morali (senso di giustizia sociale, altruismo, desiderio aiutare i meno fortunati, l'aver sperimentato l'essere aiutati, l'impegnarsi per il bene comune) all'impegno fondato anche sul personale appagamento di bisogni e interessi che nulla toglie alla grandezza e alla purezza dell'impegno, bensì lo connota / lo arricchisce di aspetti umani. Secondo studi recenti, l’attività di volontariato riverbera i suoi effetti sulla persona / produce dei cambiamenti nella persona e nei suoi rapporti interpersonali: i cambiamenti indicati dai volontari come maggiormente significativi riguardano il modo di essere con gli amici (67,1%), con i familiari (54,9%) e nell’ambiente lavorativo (48,1%). Il volontario ha la possibilità di esprimersi, di sentirsi utile, di scambiare idee ed esperienze, condividere valori, creare amicizie e relazioni significative e impara anche a superare i propri limiti. Un esempio che posso fare è quello di Mauro, volontario Usei, Italiano, che non riusciva a parlare in pubblico: ebbene, in occasione della settimana dedicata alla Cultura Ecuadoriana, ha preso il microfono e nella sala rossa del Comune, davanti a tutti i partecipanti inclusi i rappresentanti delle Istituzioni e del Consolato Ecuadoriano ha raccontato la sua esperienza di volontario Italiano all'interno di una associazione di immigrati.

Infatti nel caso dell'USEI queste due parole, immigrazione e volontari, sono imprescindibili l'una dall'altra: si tratta di una associazione fondata da immigrati Ecuadoriani dove operano volontari immigrati e Italiani, cosa non unica, ma rara, manifestazione inequivocabile di come questa associazione sia riuscita ad integrarsi pienamente nel tessuto sociale Italiano non solo partecipando a eventi e celebrazioni prettamente Italiani (Festa della Liberazione, Festa della Repubblica....), ma promuovendo anche iniziative sociali come la Festa della Famiglia, le Campagne di solidarietà, i convegni e le mostre in-formativi su temi attuali: il lavoro, l'Alzheimer (emergenza sociale), i danni ambientali, le ingiustizie sociali, la donna. Organizza cene multietniche, la presentazione di libri che trattano di immigrazione e diritti civili, tombolate, corsi di lingua Spagnola e corsi di lingua Italiana, fino ad arrivare ad aprire uno sportello informativo in Via Sormano qui a Savona, aperto a tutti gli extracomunitari, e quindi non solo agli Ecuadoriani, che abbiano bisogno di un supporto nell'espletamento di pratiche burocratiche o di altro genere e dove vengono a conoscenza di progetti e interventi a favore dei migranti come, per esempio, il Rientro Volontario Assistito di cui abbiamo sentito parlare durante questo corso e, ultimamente, offre anche un servizio di Patronato e CAF svolto da FAPI, sempre presso lo sportello informativo di Via Sormano, ogni mercoledì dalle 15,30 alle 17,30.

In questo cammino di circa due anni - due anni e mezzo con USEI, ho dedicato all'associazione 2 pomeriggi alla settimana, il mercoledì allo sportello dove sto continuando ad andare e, fino a circa un mese e mezzo fa, il venerdì pomeriggio presso la sede amministrativa di Vado Ligure dove ho svolto mansioni di segreteria e amministrazione e dove ora continua da solo Mauro, il volontario di cui vi parlavo prima, il quale, dopo un periodo di affiancamento, è diventato completamente autonomo nella gestione di questa sede, evidenziando ancora una volta quanto il volontariato può aiutarci a superare i nostri blocchi e i nostri limiti. Ho partecipato ad attività di vario tipo e mi sono resa conto che l'Associazione sta facendo per l'Italia molto di più di quanto non facciamo noi Italiani per imparare ad affrontare e accettare questa nuova realtà demografica dovuta all'immigrazione, grazie anche alla Rete di Associazioni con le quali USEI ha il piacere di collaborare (l'ANOLF presente oggi ne è una dimostrazione), non avendo paura di scambiare informazioni ed esperienze per perseguire obiettivi comuni.

Per quanto al giorno d'oggi sia normale lavorare insieme ad altre associazioni (ci sono bandi Europei che si rivolgono espressamente a reti di associazioni), purtroppo ci sono ancora delle realtà di volontariato chiuse, gelose del proprio sapere e del proprio fare, mentre abbiamo, invece, un grande bisogno di condividere le nostre conoscenze per affrontare tempi e tematiche complesse come quelle attuali. È fuori dubbio che il nostro paese sia in profonda trasformazione, il popolo Italiano è un popolo che sta invecchiando, non si fanno più bambini ed è inutile nascondere a noi stessi che lo straniero è già qui, da anni, in alcuni casi si è già arrivati alla terza generazione di immigrati, ed è triste parlare ancora di migranti, di immigrati, di extracomunitari e non di cittadini, è triste non avere ancora imparato a cogliere le opportunità che questa convivenza ci offre.

Senza voler affrontare e approfondire l'esodo "biblico", a cui stiamo assistendo da anni, causato dalle guerre, vorrei farvi riflettere sul fatto che alcune delle motivazioni che hanno spinto tante persone a lasciare i loro affetti e la loro terra di origine rispecchiano spesso le stesse difficoltà che stiamo vivendo noi Italiani in questo momento particolare di crisi acuta, economica e sociale, dove la mancanza di lavoro, di certezze, di futuro sia per noi che per i nostri figli, una politica troppo spesso assente, fanno di noi Italiani, a volte, degli "extracomunitari" all'interno del nostro stesso paese. Noi potremmo solo arricchirci dallo scambio con persone che hanno già provato le nostre attuali difficoltà, ci sono già passati e, in molti casi, hanno saputo ricrearsi una vita dignitosa grazie anche all'aiuto dell'USEI. Infatti, e qui presenti ci sono soci che lo possono confermare, tutte le persone che si sono rivolte all'associazione per avere aiuto, hanno trovato disponibilità all'ascolto e anche soluzioni per i loro problemi oltre a un ambiente "familiare" dove condividere anche momenti ludici insieme (ogni occasione è buona per fare festa con cene, merende...lo stesso sportello di Via Sormano è diventato un punto di incontro dove le persone si fermano anche semplicemente per salutare e per raccontarsi gli ultimi avvenimenti ecc).

Per tutto questo mi sento di dire che i soci USEI dovrebbero sentirsi orgogliosi di far parte di questa associazione che, oltre ad aiutarli, promuove mille iniziative finalizzate a sviluppare, incrementare, migliorare l'integrazione in questo paese e dovrebbero anche sentirsi onorati di poter contribuire concretamente anch'essi a queste attività e servizi, ciascuno secondo le proprie possibilità ovviamente, perché chi ha sperimentato il bisogno, la necessità, le difficoltà, l'isolamento, la solitudine, sa quanto sia importante essere stati ascoltati e aiutati e quanto potrebbe essere utile fare lo stesso per altri che si trovano in queste condizioni. Altro non è che la "regola d'oro" della reciprocità (ho ricevuto e ora do; mi hanno donato e ora dono) formulata da filosofi e religiosi di culture diverse (Cristianesimo - nei Vangeli, filosofia dell'Antica Grecia, Buddismo, Ebraismo, Islam, Confucianesimo), in epoche diverse, il cui elemento chiave è "Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te". E' un principio universale!

Mi è capitato e mi capita spesso anche di fare discussioni con persone che non sono state aiutate nei momenti delicati della loro vita (è successo anche a me anni fa quando mi sono separata, forse avevo chiesto alle associazioni sbagliate...) e che, quindi, di rimando, non aiutano nessuno in quanto i bisognosi devono arrangiarsi come si sono arrangiati loro. Noi non andremo mai avanti ragionando così, è lo stesso discorso degli oppressi che, una volta al potere, diventano oppressori a loro volta, mentre noi abbiamo un bisogno disperato di un'umanità nuova, più giusta, dignitosa, pacifica, rispettosa degli individui e della Natura, abbiamo bisogno di guardare e imparare non solo dalla storia e dagli errori dell'umanità, ma anche dalle nostre esperienze personali di vita.

Chiudo il mio intervento rivolgendo un appello ai presenti, soci dell'USEI e non, di assumersi la propria responsabilità nei confronti del mondo, partecipando attivamente all'esperienza di volontariato che oltre ad arricchire la persona, l'aiuta a sviluppare il senso di appartenenza, non solo al singolo gruppo o alla singola associazione, ma alla grande famiglia umana di cui tutti noi facciamo parte.

Milvia Acciavatti

Fonte: Staff USEI
 

Torna alle news della categoria "paginahome"
Torna alla pagina delle news

IN EVIDENZA


 

home page | associazione | i soci | lo statuto | eventi | edicola | visite | guestbook | blog | contattaci | foto

Sito Web di Euweb.it