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17/01/2017 paginahome  
Cittadinanza, il Partito Democratico rilancia la riforma: "Facciamola ora"
La base, i vertici, i parlamentari. A tempo quasi scaduto, nel Partito Democratico sono tutti d’accordo a tirare fuori dai cassetti la riforma della cittadinanza per le seconde generazioni e a fare di tutto per approvarla subito, prima che si torni alle urne.

Sarebbe il riconoscimento dovuto per i diritti degli italiani di fatto, uno strumento di convivenza e anche un atto di coerenza. Quel PD che raccolse firme per la campagna l’Italia sono Anch’io è arrivato in Parlamento mettendo tra i primi punti del suo programma proprio la riforma della cittadinanza, non può continuare a dimenticarsene.

Un nuovo, ennesimo e chissà quanto ormai realizzabile “impegno solenne” (Orfini dixit) è stato preso ieri sera in un circolo del Pd al Pigneto, multietnico quartiere della Capitale, durante un incontro organizzato dal Forum Immigrazione, dedicato a “Roma e i diritti di cittadinanza”.

Gli iscritti, scossi dagli annunci a base di espulsioni e nuovi Cie del Piano Minniti, hanno chiesto che fine hanno fatto, per il PD, le politiche dell’integrazione e della convivenza. Soprattutto, visto il tema, che fine ha fatto la riforma della cittadinanza. Sul palco, insieme a coordinatore del Forum Marco Pacciotti, il presidente del partito Matteo Orfini, il capogruppo in Senato Luigi Zanda e Livia Turco, presidente della Fondazione Nilde Iotti.

“I numeri del Pd in Senato – ha detto il capogruppo Zanda - sono quelli che sono. È stato difficile far approvare il divorzio breve, difficilissimo le unioni civili. Eppure credo che questa legislatura verrà ricordata proprio per ciò he ha fatto sul fronte dei diritti. Le società si spaccano per i diritti non riconosciuti, si uniscono quando si riconoscono i diritti di tutti, e in particolare delle minoranze”.

“Io stesso, durante la campagna referendaria - ha riconosciuto il capogruppo Pd – ho cercato di rallentare l’iter della riforma della cittadinanza, per paura. Ero preoccupato di non avere la maggioranza per farla passare. Ora però garantisco che noi senatori del Pd faremo tutto ciò che è in nostro potere perché lo ius soli diventi legge entro la fine di questa legislatura, indipendentemente da quando si andrà a votare”.

Un richiamo alla coerenza è arrivato dal presidente del PD Matteo Orfini. “Ci avviamo a chiudere una legislatura che si è aperta con il programma di Bersani a fare lo ius soli. Tra le poche leggi che il Parlamento riuscirà ancora a fare deve esserci la riforma della cittadinanza. È un impegno che il Pd ha preso e che oggi i nostri parlamentari hanno assunto di nuovo solennemente. Va mantenuto”.

Certi argomenti, secondo Orfini, non si possono accantonare in funzione della campagna elettorale. “Abbiamo il dovere di trattarli, come classe dirigente, anche se sono impopolari. È nostro compito fare battaglie controvento che riescano anche a cambiare l’opinione pubblica, non devono essere i sondaggi a darci la linea”.

“La riforma della cittadinanza è una nostra battaglia” ha scandito Livia Turco, che su questi temi ha speso buona parte della sua vita politica. “In un momento difficile come quello attuale dobbiamo essere coerenti e realizzarla anche in ragione del governo dell’immigrazione”. Come teniamo insieme un’Italia che è già cambiata profondamente, ma non ha ancora elaborato questo cambiamento in un progetto culturale?"

"Riflettiamo su come creare convivenza. Per tacitare la paura servono politiche sociali, ma servono anche buoni esempi” ha detto l’ex ministra. Le seconde generazioni, "mostrano che gli immigrati e i loro figli non sono quelli che ti vengono a rubare il lavoro, ma sono italiani di fatto e la prova del successo della convivenza. Questi giovani raccontano un’Italia che già c’è, è così che si combatte la paura”.

Per il coordinatore nazionale del Forum Immigrazione Marco Pacciotti, la lista delle cose da fare sarebbe lunga: dal nuovo testo unico sull’immigrazione, a nuove norme per il rispetto dell’identità religiosa. Così come l’altra grande promessa mancata del Pd al governo, il diritto di voto per gli immigrati alle elezioni amministrative: “È un enorme vuoto democratico. Solo a Roma vivono 400 mila nostri concittadini che non possono scegliere chi li amministra”.

Non è pensabile raggiungere questi traguardi in questo ultimo scampolo di legislatura, ma secondo Pacciotti si possono ancora portare a casa la legge sui minori soli e la riforma della cittadinanza: “Altrimenti, sul tema dello ius soli, rischiamo che la società sia più avanti della politica” ha detto il coordinatore del Forum. In gioco c’è sempre la convivenza e “un’idea di cittadinanza che vede vecchi e nuovi italiani condividere aspirazioni, problemi e potenzialità”.

Elvio Pasca


Fonte: stranieriinitalia.it
 

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