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03/10/2013 paginahome  
Crisi economica e immigrazione: un lavoratore straniero su due non vede il futuro in Italia
La crisi impatta pesantemente sulla vita dei lavoratori immigrati in Italia tanto che almeno uno su due pensa di rimettersi in viaggio per una nuova migrazione. È quanto emerge da un’indagine condotta dall’Associazione Trentin-Isf-Ires e dalla Cgil a ricostruire le conseguenze della recessione per i lavoratori stranieri in Italia.
E se per l’85% degli intervistati la crisi ha ovviamente apportato dei peggioramenti, per il 31,5% di loro l’impatto principale si è avvertito sulle retribuzioni che si sono abbassare e, per il 25,5%, sulle giornate di lavoro che sono diminuite. Non solo: il 19,1% di loro segnala come le condizioni di lavoro si fanno più rischiose e gli orari più lunghi (22,2%). Inoltre, una parte degli intervistati sente che la crisi sta provocando una più generale perdita dei diritti (12,8%) mentre aumenta il ricorso al lavoro irregolare (12,1%). La recessione inoltre ha comportato la riduzione dei consumi (62,3%) e il bisogno di chiedere un prestito (14%).
Tutto questo potrebbe portare anche ad un cambiamento del “progetto migratorio”. Il 45% degli intervistati, infatti, ha risposto affermativamente alla domanda se pensano di dover emigrare ancora. Quasi un immigrato su due, dunque, pensa di dover affrontare una nuova migrazione.
“Preso atto dello stato in cui versano gli immigrati, le prospettive non sembrano essere migliori. Solo il 2,3% degli intervistati ha dichiarato che non è spaventato dalla crisi, mentre le vittime della grande paura, di perdere o non trovare lavoro, ammontano all’80%”.
(Red.)

Fonte: Immigrazioneoggi News
 

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