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30/06/2013 paginahome  
Savona piccola Quito; Intervista del giornale Il Letimbro ad Antonio Garcia, presidente dell'USEI
Quando due culture diverse si incontrano, entrambe le parti hanno un ruolo fondamentale nel processo di integrazione: Antonio Garcia - presidente Usei, Unione di Solidarietà degli Ecuadoriani in Italia, intervistato da Il Letimbro sull'integrazione dei suoi connazionali a Savona - sostiene infatti che è importante da ambo le parti "essere fiduciosi e aperti a nuove proposte".

Partiamo da qualche dato di fondo: come si caratterizza l'immigrazione ecuadoriana in Italia?

"Come prima cosa penso che sia necessario spiegare il perché siamo diventati i vostri vicini di casa. A me personalmente preoccupa che dopo più di 30 anni d'immigrazione, ancora oggi l'Italia non abbia saputo creare una vera ed efficace politica in questa materia, e, sempre secondo me, il motivo è che non sanno riconoscere tra immigrazione e immigrazione, mettendo tutto in un solo calderone. L'immigrazione ecuadoriana è il risultato di una politica socio economica sbagliata che si è verificata nell'Ecuador tra il 1998 e il 2000 che ha dato come risultato la dollarizzazione della nostra economia, facendo alzare cinque volte in più il costo della vita, e che infine ha obbligato più di un milione e cinquecentomila ecuadoriani ad abbandonare il proprio paese, causando con questo il più grande esodo massivo che la nostra storia abbia mai registrato. Verso l'Italia inizialmente furono le donne a venire, poiché in Ecuador era molto pubblicizzato il fatto che qui c'erano lavori che ormai le stesse italiane non volevano più fare, come colf e badanti, fra l'altro con qualifiche che in Italia non sono riconosciute. Il picco si è registrato tra il 1999 e il 2002, dopodiché comincia l'immigrazione di seconda generazione, cioè i ricongiungimenti familiari di figli e mariti e in minor scala lo stesso fanno gli uomini".

Oggi si registra anche una "contro-immigrazione" verso i paesi del Sud America dovu¬ta alla crisi globale ...

"Certamente sì, ma non soltanto per la crisi economica, anche per le varie opportunità che le nuove economie dei paesi in sviluppo come l'Ecuador offrono. Purtroppo, e mi sento male a dirlo, gli italiani non hanno saputo imparare da quello che aldilà della loro frontiera sta accadendo. Noi che veniamo da un paese dal "terzo mondo" come voi lo chiamate, abbiamo scoperto dopo questi anni che in realtà il "terzo mondo" non siamo noi e che in Italia si continuano a fare delle cose nel modo più sbagliato e il peggio è che sembra non importare a nessuno. Questo naturalmente per chi vede più in là del proprio naso, significa che è arrivata l'ora di fare le valigie".

Qual è la percezione che hanno gli italiani degli ecuadoriani e viceversa?

"La percezione dei popoli o della gente diversa a noi, è molto soggettiva; io posso dire che gli italiani sono brava gente, buona, solidale, perché personalmente ho avuto la fortuna di trovare sempre, sia nel mio lavoro, sia nell'ambito personale o istituzionale, gente che mi ha offerto la sua disponibilità in quel senso; probabilmente esistono altri che avranno una opinione diversa; lo stesso vale anche per gli italiani nel nostro confronto, però sono convinto che questo dipende molto dalle singole persone. In quanto all'Italia vista come territorio, per molti di noi comincia a essere la nostra seconda patria, quindi amata come la propria, ovviamente senza dimenticare le nostre radici".

Dove si scontra e dove invece si incontra la cultura ecuadoriana con quella italiana?

"Sicuramente si scontra nella forma di vivere, il modo di porsi davanti agli altri. Noi ci consideriamo molto rumorosi, semplici, ospitali e voi siete esattamente l'opposto o almeno questo sembra. Invece dopo che riusciamo a conoscerci, ci rendiamo conto che in realtà non siamo tanto diversi; personalmente credo che entrambi i popoli condividono uno stesso passato, solo che per voi è molto lontano, invece per noi è più recente. Infatti, il logo della nostra associazione è formato da un puzzle con i colori di entrambe le bandiere, italiana ed ecuadoriana, che rappresentano le diversità che infine si incontrano in qualcosa in comune, in questo caso il rosso, che può significare il sangue, la passione, e perché no, l'amore, cose che entrambi abbiamo e sentiamo in comune". (nella foto Antonio Garcia)

Linda Finardi

Fonte: Mensile Il Letimbro
 

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