Associazione USEI Unione di Solidarietà degli Ecuadoriani in Italia / Asociación USEI Unión de Solidaridad de los Ecuatorianos en Italia
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08/11/2012 paginahome  
ECUADOR: CORREA CONTRO LE BANCHE
Le banche sono spesso additate come delle vere e proprie lobby che gestiscono, oltre al potere economico, anche quello politico di uno stato. Persino la disciplinatissima Germania ha fatto e continua a fare di tutto pur di scongiurare eventuali declassamenti delle proprie banche; mentre gli Stati Uniti ancora oggi pagano lo scotto della crisi del 2008, dovuta tra l’altro, all’eccessiva libertà di cui hanno goduto diverse istituzioni finanziarie e le stesse banche. Insomma,delle creature coccolate e riverite a cui nessuno può opporsi e che tutti sembrano temere.

La classe politica, per esempio, si guarda bene dal tirarle in ballo anche nei periodi di crisi economica, quando toccherebbe soprattutto alle banche dare delle soluzioni. Mentre avviene esattamente il contrario quando a dover correre ai ripari sono invece le banche ed il problema viene immediatamente girato allo stato. Insomma, sono in tanti, a torto o ragione, a guardare alla classe bancaria con una certa diffidenza, ma sono invece in pochi a promuovere azioni che possano rendere più trasparenti i rapporti tra la politica e i grandi istituti di credito o ad avere la forza di dimostrare una certa indipendenza dalla stessa.

Per questo, non può che destare scalpore la decisione del Presidente ecuadoriano Rafael Correa di voler in qualche modo controllare gli istituti di credito del suo paese costringendole a pagare più tasse. Correa infatti, ha appena presentato un decreto legge urgente all’Asamblea ecuadoriana (Parlamento) che fissi ulteriori imposte alle banche onde poter aumentare il ’bono solidario’; una sovvenzione economica ai più bisognosi, che passerebbe da 30 a 50 dollari mensili. Un modo anche per sottolineare tutti i fastidi che gli istituti di credito provocano a Correa.

Primo fra tutti il fatto che le banche mandino i soldi in paradisi fiscali per sfuggire alle tasse. E poi i privilegi che permettono di pagare imposte sugli utili che non superano mai il 15%, a dispetto delle disposizioni che riguardano altri settori produttivi del paese che invece pagano il 25%. Ma, con il nuovo progetto le banche saranno costrette a pagare molto di più all’erario, fornendo almeno 200.000.000 di dollari da destinare interamente all’incremento del bono solidario.

Correa si fa forte della severa crisi bancaria che sconvolse il paese nel 1999; crisi che mandò in rovina moltissimi cittadini mentre le banche, fallite, si portavano via i soldi dal paese. Da qui la domanda di Correa: perché se quando ci fu la crisi hanno pagato tutti le colpe delle banche mentre adesso che la banca guadagna a ritmi record non dovrebbe redistribuire i guadagni?

Un ragionamento impeccabile a cui però si oppongono i banchieri dell’Ecuador, che vedono in questo decreto, che dovrebbe venire approvato entro le prossime settimane, una sorta di confisca dei beni e minacciano, o quantomeno fanno capire, di essere disposti a lasciare le banche nelle mani dello Stato, dato che le nuove regole non garantirebbero le condizioni necessarie a poter lavorare tranquillamente, ed oltre a ciò, ne comprometterebbero il guadagno.

Una possibilità che però non spaventa il Presidente, sicuro che le banche e i suoi rappresentanti siano una coalizione politica anti-Correa che con l’aiuto dei media sta cercando da tempo di gettare fango sulla sua gestione. Addirittura, sempre secondo Correa, i banchieri avrebbero già un loro candidato a cui far vincere le prossime presidenziali a tutti i costi: Guillermo Lasso. A dire il vero, infatti, l’idea di aumentare il bono solidario era stata lanciata da Lasso tempo addietro, ma Correa ha deciso di aumentare lui stesso il sussidio, attingendo proprio al settore bancario che lo vuole vedere sconfitto.

La sensazione nel paese però è che stavolta il Presidente, che già in passato si è scontrato anche con il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, si sia scelto davvero un avversario pericolosissimo e capace di sconvolgere il panorama sociale del paese. Un’eventuale rivolta bancaria potrebbe scatenare il caos in Ecuador, gettando nel panico i cittadini che potrebbero dubitare della sicurezza dei loro conti bancari, memori proprio della crisi, ancora fresca nella memoria, del 1999. Insomma, un colpo di stato dei colletti bianchi potrebbe turbare l’Ecuador, perché adesso ci sono di mezzo non solo interessi politici, ma anche e soprattutto economici nella sua massima espressione. E ciò che appare più grave è che le banche sembrano essere disposte, se passasse la legge, a giocarsi il tutto per tutto.

Fonte: www.lindro.it
 

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