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10/09/2012 paginahome  
Regolarizzazione. Pubblicato in GU il decreto 29 agosto con le indicazioni operative. Nessun chiarimento sulla documentazione proveniente da organismi pubblici per attestare la presenza del lavoratore alla data del 31 dicembre 2011
È stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 7 settembre il decreto di attuazione dell’articolo 5 del decreto legislativo n. 109/2012, in materia di emersione dal lavoro irregolare ed è stata emanata in pari data la circolare congiunta Interno/Lavoro con le indicazioni operative. Vediamo nel dettaglio le condizioni di ammissibilità e la procedura.

Chi può attivare il procedimento di regolarizzazione
I datori di lavoro italiani o cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea (o loro familiari, anche non Ue, purché titolari di carta di soggiorno, quinquennale o a tempo indeterminato o che ne abbiano presentato domanda di rilascio o rinnovo) ed i datori di lavoro stranieri titolari di permesso di soggiorno CE (carta di soggiorno) o che ne abbiano presentato richiesta di rilascio o rinnovo. Esclusi perciò tutti i datori di lavoro non Ue titolari di permesso di soggiorno per lavoro autonomo, subordinato, famiglia, ecc. Esclusi anche i datori di lavoro che risultino condannati negli ultimi cinque anni, anche con sentenza non definitiva, compresa quella patteggiata, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per reati in materia di prostituzione e sfruttamento dei minori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai sensi dell’articolo 603 bis del codice penale e per i reati di impiego di lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno. Esclusi anche i datori di lavoro che dopo aver richiesto il nulla osta al lavoro o presentato domanda nell’ambito di una procedura di emersione dal lavoro irregolare non hanno provveduto alla sottoscrizione del contratto di soggiorno oppure alla successiva assunzione del lavoratore straniero, salvo cause di forza maggiore comunque non imputabili al datore di lavoro.

I requisiti di reddito del datore di lavoro
Il datore di lavoro persona fisica, ente o società, deve essere titolare di un reddito imponibile (il reddito lordo indicato in busta paga) o di un fatturato risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi o dal bilancio di esercizio precedente non inferiore a € 30.000,00 euro annui. Nel caso di lavoro domestico, invece, il reddito imponibile del datore di lavoro scende a € 20.000 annui in caso di nucleo familiare composto da un solo soggetto percettore di reddito, o € 27.000 nel caso di nucleo familiare inteso come famiglia anagrafica composta da più soggetti conviventi. Il coniuge ed i parenti entro il 2o grado possono concorrere alla determinazione del reddito anche se non conviventi. Non è richiesto alcun reddito minimo se il datore di lavoro è affetto da patologie o handicap che ne limitano l’autosufficienza e la domanda riguarda l’emersione di un lavoratore straniero addetto alla sua assistenza.

Requisiti del rapporto di lavoro
Il lavoratore deve essere occupato irregolarmente alle dipendenze del richiedente da almeno tre mesi antecedenti la data di entrata in vigore del decreto (9 agosto) ed il rapporto deve sussistere al momento della presentazione della dichiarazione di emersione (primo giorno utile il 15 settembre, ultimo il 15 ottobre). Il rapporto di lavoro dichiarato deve essere a tempo pieno, salvo trattarsi di lavoro domestico o di assistenza alle persone per i quali sono sufficienti anche 20 ore settimanali, con la retribuzione prevista dal CCNL e comunque non inferiore al minimo previsto per l’assegno sociale.

Quali lavoratori non possono essere regolarizzati
Il lavoratore, per essere regolarizzato, deve essere presente in Italia in modo ininterrotto almeno dalla data del 31 dicembre 2011. La presenza dovrà essere attestata da documentazione proveniente da organismi pubblici (es: una tessera STP, un permesso di soggiorno, un timbro d’ingresso della frontiera italiana sul passaporto, un provvedimento di allontanamento, ecc).
Poiché né il decreto né la circolare forniscono indicazioni su quali siano gli “organismi pubblici” ma si limitano entrambi a precisare che il controllo della documentazione sarà effettuato dallo Sportello unico della Prefettura all’atto della convocazione, nei casi di incertezza sulla idoneità della documentazione (o meglio di incertezza sulla provenienza da “organismo pubblico”), sembrerebbe opportuno, prima ancora di attivare la procedura, inoltrare un quesito scritto allo sportello unico o all’help desk del Ministero dell’interno.
Sono esclusi dalla regolarizzazione gli stranieri: destinatari di un provvedimento di espulsione per motivi di ordine pubblico, sicurezza dello Stato (art. 13, comma 1, TUI) o perché pericolosi per la sicurezza pubblica (art. 13, comma 2, lett. c, TUI); segnalati nella banca dati Schengen come inammissibili; condannati, anche con sentenza non definitiva, compresa quella patteggiata, per uno dei reati previsti dall’articolo 380 del codice di procedura penale; comunque considerati una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi Schengen.
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?Quanto costa
Il datore di lavoro, prima della presentazione della domanda, deve versare un contributo forfettario di 1.000 euro per ciascun lavoratore. Il contributo, che deve essere versato esclusivamente con Mod. F 24, utilizzando i codici tributo indicati dall’Agenzia delle entrate, non è deducibile ai fini dell’imposta sul reddito. Il datore di lavoro, al momento della stipula del contratto di soggiorno, dovrà inoltre dimostrare di aver corrisposto la retribuzione in base al CCNL riferibile alle attività svolte (con dichiarazione congiunta datore di lavoro/lavoratore), pagato i relativi contributi ed assolto agli obblighi fiscali per almeno sei mesi o, se superiore, per tutta la durata del rapporto di lavoro.
Nel caso di irricevibilità, archiviazione o rigetto della dichiarazione di emersione, ovvero di mancata presentazione della stessa, la somma versata a titolo di contributo non sarà restituita.

?Dichiarazione di emersione
La dichiarazione va presentata a partire dalle ore 8 del 15 settembre, fino alle ore 24 del 15 ottobre, esclusivamente attraverso il sito del Ministero dell’interno. Poiché le domande non sono contingentate, non occorre precipitarsi nel timore di esaurimento di quote!
La dichiarazione potrà essere presentata anche tramite i consulenti del lavoro e gli altri soggetti che hanno stipulato protocolli d’intesa con il Ministero dell’interno (Comuni, associazioni di categoria, organizzazioni sindacali, patronati, ecc) e che vorranno fornire assistenza per la compilazione e l’inoltro delle domande. I contenuti della domanda di emersione:
a) i dati identificativi del datore di lavoro, compresi i dati relativi al titolo di soggiorno nel caso di datore di lavoro straniero;
b) generalità e nazionalità del lavoratore straniero e gli estremi del passaporto o di un altro documento equipollente valido per l’ingresso nel territorio dello Stato;
c) tipologia e modalità di impiego;
d) attestazione del possesso del requisito reddituale;
e) attestazione dell’occupazione del lavoratore per il periodo stabilito dal decreto;
f) dichiarazione che la retribuzione convenuta non è inferiore a quella prevista dal vigente contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento;
g) proposta di contratto di soggiorno;
h) indicazione della data della ricevuta di pagamento del contributo forfetario di €1.000;
i) l’obbligo di regolarizzare la posizione retributiva, contributiva e fiscale per un periodo commisurato alla durata del rapporto di lavoro, o comunque non inferiore a sei mesi, per rapporti di durata inferiori al semestre;
l) indicazione del codice a barre telematico della marca da bollo di 14,62 euro richiesta per la procedura di emersione.

Moratoria
?Dal 9 agosto e fino alla conclusione del procedimento di emersione sono sospesi i procedimenti penali e amministrativi nei confronti del datore di lavoro e del lavoratore per le violazioni delle norme relative all’ingresso e al soggiorno nel territorio nazionale, ed all’impiego irregolare dei lavoratori stranieri anche se rivestano carattere finanziario, fiscale, previdenziale o assistenziale, con esclusione di tutti i reati previsti dall’articolo 12 TUI (favoreggiamento dell’ingresso di clandestini, della permanenza, cessione di immobili, ecc). Nello stesso arco di tempo sono sospese le espulsioni tranne che nei casi sopra indicati come ostativi alla regolarizzazione.

?La procedura post domanda
Lo Sportello unico per l’immigrazione, acquisiti i pareri di Questura e DPL (sulla capacità economica del datore di lavoro e sulla congruità delle condizioni di lavoro applicate) convoca le parti per la verifica della documentazione (tra le quali la regolarizzazione delle somme dovute a titolo retributivo, contributivo e fiscale), la stipula del contratto di soggiorno e la presentazione della richiesta del permesso di soggiorno per lavoro subordinato. In particolare, nel caso di rapporto di lavoro domestico, il datore di lavoro dovrà dimostrare di aver effettuato il pagamento dei contributi dovuti mediante esibizione di copia del bollettino MAV, pagabile esclusivamente presso gli sportelli bancari o postali. Con la sottoscrizione del contratto di soggiorno il datore assolve contemporaneamente anche all’obbligo di comunicazione al centro dell’impiego o all’Inps.

Mancata presentazione della domanda, archiviazione o rigetto
Nei casi in cui non venga presentata la dichiarazione di emersione (anche se è stato effettuato il versamento del contributo di euro 1.000) ovvero si proceda all’archiviazione del procedimento o al rigetto della dichiarazione, la sospensione dei procedimenti penali ed amministrativi cessa, rispettivamente, alla data di scadenza del termine per la presentazione ovvero alla data di archiviazione del procedimento o di rigetto della dichiarazione. Però, se l’esito negativo del procedimento non sia imputabile al datore di lavoro i procedimenti penali e amministrativi a suo carico sono archiviati.
Con la sottoscrizione del contratto di soggiorno ed il rilascio del permesso di soggiorno si estinguono reati ed illeciti amministrativi, rispettivamente, a carico del datore di lavoro e del lavoratore.
(R.M.)

Fonte: immigrazioneoggi news
 

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