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08/12/2011 paginahome  
Stop in Europa al reato di clandestinità punito con il carcere
Stop in Europa al reato di clandestinità punito con il carcere: la reclusione è consentita solo al termine della procedura di rimpatrio e se lo straniero continua a soggiornare in modo irregolare senza un giustificato motivo.

Ieri la Grande sezione della Corte di giustizia dell’Ue ha adottato una decisione sulla domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Cour d’appel de Paris (Francia) relativa alla interpretazione della direttiva 2008/115/CE, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, nel contesto di una controversia pendente tra un cittadino straniero ed il prefetto del Dipartimento della Val-de-Marne), in ordine al suo soggiorno irregolare nel territorio francese.
La questione portata a Lussemburgo riguarda l’art. L. 621-1 del Ceseda (Codice dell’immigrazione) che prevede il reato di ingresso e soggiorno illegale nei seguenti termini: “Lo straniero che sia entrato o abbia soggiornato in Francia senza conformarsi agli artt. L. 211-1 e L. 311-1 o si sia trattenuto in Francia oltre il termine autorizzato dal visto è punito con un anno di reclusione e un’ammenda di EUR 3.750”.
Per i Giudici della Corte dell’Ue il fatto di irrogare ed eseguire una pena detentiva nel corso della procedura di rimpatrio prevista dalla direttiva 2008/115 “non contribuisce alla realizzazione dell’allontanamento che detta procedura persegue, ossia al trasporto fisico fuori dallo Stato membro in questione. Siffatta pena, pertanto, non integra una «misura» o una «misura coercitiva» ai sensi dell’art. 8 della direttiva 2008/115”. Infatti – si legge nella decisione – mentre la normativa francese, prevedendo la pena della reclusione per il cittadino di un paese terzo che soggiorni in modo irregolare in Francia dopo che è scaduto il termine di tre mesi dal suo ingresso nel territorio francese, può comportare la reclusione, secondo le norme e procedure comuni sancite dagli artt. 6, 8, 15 e 16 della direttiva 2008/115, a tale cittadino di un paese terzo deve essere applicata, in via prioritaria, una procedura di rimpatrio e, per quanto riguarda l’eventuale privazione della libertà, egli può subire tutt’al più un trattenimento.
In definitiva la Francia, alla pari degli altri Stati membri, vincolata dalla direttiva 2008/115, non può prevedere la pena della reclusione per i cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare nei casi in cui tali cittadini, in forza delle norme e delle procedure comuni stabilite da tale direttiva, devono essere allontanati e possono al massimo, nell’ottica della preparazione e della realizzazione di tale allontanamento, essere sottoposti a trattenimento. Tuttavia – conclude la Corte – ciò non esclude che possano applicarsi sanzioni penali, anche limitative della libertà personale, a cittadini stranieri nei cui confronti sia stata adottata la procedura di rimpatrio e che soggiornino in modo irregolare nel territorio di uno Stato membro senza che esista un giustificato motivo che preclude il rimpatrio.
(R.M.)

Fonte: immgrazioneoggi.it
 

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