Associazione USEI Unione di Solidarietà degli Ecuadoriani in Italia / Asociación USEI Unión de Solidaridad de los Ecuatorianos en Italia
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10/01/2010 paginahome  
SOLIDARIETA' AI LAVORATORI IMMIGRATI E REGOLARIZZAZIONE DI TUTTI GLI INDOCUMENTATI.
La reazione disperata degli immigrati che lavorano a Rosarno, nel settore agro-industriale della Calabria, è stata causata, non solo dai gravi atti di violenza e dalla caccia all'uomo cui sono stati fatto oggetto gli stessi immigrati, ma dalla diffusa e permanente condizione di estremo ed assoluto sfruttamento cui è sottoposta la forza-lavoro agricola immigrata, attuato dalle imprese che operano in quel settore produttivo, che vogliono assicurarsi, con ogni mezzo lecito ed illecito, la massimizzazione dei loro profitti economici.
Tale reazione è stata presa a pretesto dal Governo Berlusconi per riprendere ed intensificare la campagna discriminatoria contro i lavoratori immigrati.
In Italia, nel settore agro-industriale, sono ufficialmente impiegati i seguenti lavoratori immigrati a tempo indeterminato e stagionali:
-nord Italia 316.000, di cui 56.000 extra-comunitari (17,70%);
-centro Italia e Sardegna 158.000, di cui 21.000 extra-comunitari (13,30%);
-sud Italia e Sicilia 671.000, di cui 22.000 extra-comunitari (3,28%);
-Calabria 139.290, di cui 939 extra-comunitari (0,67%).
Come si legge dai dati ufficiali, nel sud Italia e Sicilia, e nella sola Calabria in particolare, il numero degli lavoratori immigrati extra-comunitati è così esiguo perché sono migliaia i lavoratori agricoli senza regolare contratto di lavoro o indocumentati, che sono comunque indispensabili alla produzione, e vengono sottoposti al reclutamento sistematico e all'imposizione della disciplina lavorativa, attraverso il caporalato e con il concorso delle organizzazioni criminali.
Questo sfruttamento coatto dei lavoratori immigrati, senza diritti contrattuali e in assenza di garanzie contro gli infortuni nei luoghi di lavoro, conferma l'attualità selvaggia e violenta dell'accumulazione da capitalismo primitivo, che è la regola quotidiana della vigente organizzazione del lavoro, imposta dai padroni e risaputa da istituzioni e autorità pubbliche, con il fine di strappare il massimo profitto possibile.
In più, il confinamento di migliaia di lavoratori immigrati dentro capannoni industriali dismessi e fabbricati fatiscenti, in condizioni alloggiative ed igienico-sanitarie inaccettabili, dimostrano che in Italia, e non in un qualche paese del cosiddetto terzo mondo, si applicano la peggiore privazione dei diritti lavorativi e l'indegna violazione del rispetto della persona umana.
Lo sfruttamento diffuso, continuo e sistematico del lavoro degli immigrati agricoli, assegna all'Italia i primi posti nella classifica mondiale di produttore di pomodori: questa è una delle vere situazioni di “irregolarità” istituzionalizzata e garantita ai padroni di questo paese, così come lo scudo fiscale, che giustifica il rientro dei capitali sporchi occultati all'estero dall'economia illegale e mafiosa.
Al contrario, la crisi economica generale in cui versa l'Italia (elevato debito pubblico e privato rispetto a reddito e ricchezza prodotte, mancanza di liquidità, caduta di commesse e vendite), viene fatta pagare alla forza-lavoro, attraverso licenziamenti arbitrari, abuso della cassa integrazione e maggiore sfruttamento dei lavoratori, in particolare degli immigrati.
Bisogna respingere questa ulteriore ondata razzista e discriminatoria, e pretendere la regolarizzazione di tutti i lavoratori immigrati indocumentati, che vengono metodicamente sfruttati nei luoghi di lavoro di ogni parte d'Italia, che l'inefficace sanatoria del settembre 2009, per colf e badanti, non ne ha sistemato la condizione lavorativa e giuridica.
La regolarizzazione di tutti i lavoratori immigrati indocumentati che vivono e lavorano in Italia e la cancellazione delle leggi discriminatorie e razziste in materia di lavoro, diritti civili, sociali e politici degli immigrati, sono tra gli obiettivi principali della CUB, che bisogna conquistare in maniera organizzata e solidale tra lavoratori immigrati e lavoratori italiani.

Fonte: CUB Immigrazione Sede Nazionale
 

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